Acea: i valori e il contributo alla sostenibilità

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Le attività di gestione ed erogazione di servizi pubblici essenziali, con evidenti ricadute sul contesto sociale ed economico, conferiscono al Gruppo Acea un ruolo primario per lo sviluppo del territorio in cui opera. Pari rilievo è da attribuire ad una gestione dei cicli produttivi, degli impianti e delle infrastrutture di rete, capace di contenere gli impatti sull’ambiente naturale ospitante. Infine, la stessa vita operativa dell’impresa, genera opportunità d’impiego e di sviluppo economico dell’indotto.
Acea è consapevole del ruolo svolto nei confronti dei diversi attori che con essa interagiscono ed ha adottato un governo industriale orientato alla trasparenza, alla correttezza e alla responsabilità sociale d’impresa (RSI).
Il Gruppo si è dotato di codici valoriali, di politiche18 e di strumenti di gestione adeguati ad attuare concretamente il governo responsabile dell’impresa, lungo i tre assi della sostenibilità economica, sociale ed ambientale e ogni anno testimonia tale impegno descrivendolo, in termini qualitativi e quantitativi, nel report di sostenibilità.

Tabella n. 10 – ALCUNI STRUMENTI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E LA RESPONSABILITA' SOCIALE IN ACEA

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18 I testi integrali dei codici valoriali - Missione del Gruppo Acea (1998), Politica Ambientale (1998), Carta dei Valori (2001), Codice Etico degli Appalti (2003), Codice Etico del Gruppo (2004), Politica della Qualità (introdotta nel 1999 e dal 2005 regolarmente aggiornata, in linea con la Certificazione UNI EN ISO 9001:2008 riconosciuta ad Acea SpA), Politica della Protezione (2009) e Politica per la sicurezza e la salute sul lavoro (ed. 2010) - sono disponibili nell'intranet aziendale e nel sito www.acea.it.

Seguire il dibattito teorico ed istituzionale in corso e condividere esperienze in materia di responsabilità sociale d’impresa sono elementi fondamentali per aggiornare la cultura aziendale ed orientarne gli approcci di gestione verso lo sviluppo sostenibile.
In tale contesto, il 2011 si è caratterizzato per l’intenso confronto tra esperti e istituzioni su alcuni temi: l’evoluzione del concetto di RSI, la reportistica aziendale integrata, la convergenza degli standard internazionali a favore della crescita della responsabilità d’impresa e il superamento dei parametri economici finanziari per la valutazione della qualità e del benessere sociale.
In riferimento ai suddetti argomenti, nel 2011 sono da segnalare la nuova comunicazione della Commissione Europea sulla responsabilità sociale d’impresa e il progetto di collaborazione tra Istat e Cnel finalizzato alla definizione di indicatori statistici multidimensionali per la misurazione del progresso della società italiana (vedi i relativi box).

Box – Com(2011) 681 - Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di RSI

Come preannunciato lo scorso anno, nell’ottobre del 2011 la Commissione dell’Unione Europea ha pubblicato una nuova comunicazione in materia di RSI – COM(2011) 681 – con la quale ha aggiornato i contenuti e i riferimenti precedentemente espressi sul tema – con il Libro Verde del 2001 – ponendo le basi per la relativa strategia comunitaria per il periodo 2011-2014.
La Commissione evidenzia la presenza del tema della responsabilità sociale d’impresa nella maggior parte delle iniziative politiche comunitarie, a riprova della trasversalità della materia, e la sua importanza crescente e condivisa a livello internazionale, come confermano i più recenti richiami negli interventi dell’ONU, che nel 2011 ha diffuso i nuovi Princípi Guida su Imprese e Diritti Umani, e dell’OCSE, che ha aggiornato le Linee Guida per le Multinazionali.
La nuova definizione di RSI come «responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società», amplia l’impegno delle imprese verso obiettivi di creazione di valore condiviso tra l’azienda e suoi stakeholder, e di gestione dei rischi, tesa ad identificare, prevenire e mitigare i possibili effetti avversi della condotta aziendale sulla società, estendendo l’ambito di coinvolgimento delle aziende fino alla catena di fornitura.
La Commissione sottolinea nuovamente i vantaggi procurati dalla RSI sia alla competitività generale del sistema imprenditoriale sia al perseguimento dello sviluppo sostenibile e dell’economia sociale di mercato e presenta un programma d’azione da attuarsi entro il 2014, teso a promuovere la realizzazione di buone pratiche – ad esempio tramite la creazione di piattaforme multilaterali e di un premio europeo sulla RSI - e ad aumentare l’apprezzamento di mercato della RSI - mediante la promozione di politiche per la produzione e il consumo sostenibili e la migliore integrazione degli aspetti socio-ambientali negli appalti pubblici. Infine, riconoscendo lo sviluppo di princípi e orientamenti internazionali in materia di RSI (ISO26000, Global Compact, Princípi direttivi OCSE) e auspicandone la convergenza e l’integrazione nelle politiche comunitarie, la Commissione invita le grandi imprese europee a contemplare nel proprio approccio alla RSI almeno uno dei suddetti strumenti entro il 2014.

Box – Le dodici dimensioni del benessere equo e sostenibile

Negli ultimi anni, il grado di complessità raggiunto dalla società ha alimentato il confronto sull'opportunità di rivedere gli indicatori comunemente usati per la misurazione della crescita e del progresso, al fine di cogliere e interpretare adeguatamente le evoluzioni della realtà.
Il dibattito si è incentrato attorno al prodotto interno lordo (PIL): misura quantitativa dell'attività macroeconomica, utilizzato, da tempo, come parametro di riferimento per la valutazione dello sviluppo economico-sociale. Oggi più che mai, la consapevolezza di dover considerare dimensioni molteplici - non solo economiche ma anche ambientali, sociali, relazionali, civili - e il disallineamento tra l'andamento delle variabili macroeconomiche e la percezione che i cittadini hanno del benessere, rendono ineludibile la riflessione sulle chiavi di lettura più adeguate a comprendere i fenomeni a fondamento delle successive decisioni in materia di politiche pubbliche.
A tal fine, in Italia, è stato dato seguito nel 2011 ad un accordo tra Istat e Cnel mediante il quale implementare un approccio multidimensionale del "benessere equo e sostenibile" (BES) per la società, che integri gli indicatori di attività economica, tipicamente il PIL, con altri indicatori di natura extra economica. Un primo esito della collaborazione, che ha posto l'Italia nel gruppo dei Paesi all'avanguardia per l'impegno sul tema, insieme con Francia, Germania e Regno Unito, ha portato alla definizione di 12 ambiti di particolare rilievo per il benessere dei cittadini. Sulla base di questi, che verranno consolidati o meno tramite una consultazione pubblica allargata ad esperti, società civile e singoli cittadini, verranno successivamente elaborati indicatori analitici di elevata qualità statistica con cui arricchire gli strumenti di rilevazione e analisi a disposizione dei futuri decisori pubblici per perseguire gli indirizzi di sviluppo collettivo. Le 12 dimensioni, o ambiti, del benessere individuate sono: ambiente; salute; benessere economico; istruzione e formazione; lavoro e conciliazione dei tempi di vita; relazioni sociali; sicurezza; benessere soggettivo; paesaggio e patrimonio culturale; ricerca e innovazione; qualità dei servizi; politica e istituzioni.